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Il porto di Londra: un gioiello dimenticato

porto di Londra

Quando oggi pensiamo alla città di Londra, le prime cose che ci vengono in mente sono il London Eye, la regina, le banche, i teatri. Quasi mai pensiamo al porto di Londra, nonostante sia stato il porto più grande al mondo fino al XIX secolo.

L’importanza dimenticata del porto di Londra

Il porto di Londra ha rivestito un’enorme importanza già dalla fondazione della città romana nel I secolo. Il nucleo principale era il Pool of London, che si estendeva tra Southwark e la City. Da qui l’espansione è stata esponenziale, soprattutto nell’Ottocento. Per sopperire ai problemi di spazio e dei saccheggi da parte dei pirati di fiume, nel 1802 fu inaugurato il West India Dock: un attracco riparato da mura, specializzato nelle esigenza della Compagnia delle Indie. Fu un enorme successo. Per tutto il secolo, ogni compagnia commerciale costruiva e gestiva un dock ad hoc per le sue attività.

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«Questa riunione di tre milioni e mezzo di uomini in un punto ha […] elevato Londra a capitale commerciale del mondo, ha creato i giganteschi docks, ha riunito migliaia di navi che sempre coprono il Tamigi. […] Tutto questo è così magnifico e gigantesco che non se ne può avere una idea, se non vedendolo». Così si esprime Engels ne “La condizione della classe operaia in Inghilterra”, aggiungendo: «le vittime che tutto ciò ha costato si scorgono solo più tardi…». E infatti nel 1889 si accenderà lo Dock Strike, lo storico avvenimento che ha costituito la miccia verso la fondazione del partito labourista.

Il declino del porto e la rivalutazione

Le guerre del ventesimo secolo hanno avuto un pesante impatto sul porto di Londra, in quanto i dock erano per natura un obiettivo preferenziale dei bombardamenti. La struttura protetta e angusta del porto, poi, che è stata la chiave del suo successo, ne ha anche sancito il declino a seguito dell’introduzione dei container, che oltre a richiedere l’uso di navi più grandi e meno agili, rendeva obsolete tutte le tecnologie precedenti. Negli anni Sessanta, i dock iniziano, uno dopo l’altro, a chiudere; negli anni Settanta l’intera zona è in degrado.

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I piani per il recupero iniziano negli anni Settanta con la costruzione di zone residenziali, aree verdi e lungofiumi, e soprattutto trasporti. Alla fine degli anni Ottanta viene approvato il progetto Canary Wharf, centro direzionale che di lì a poco porterà alla zona sempre più fondi per la rivalutazione.

Un giro tra i dock

La storia dei dock è ancora tangibile per il visitatore attento. Passeggiando nella zona si noteranno per esempio numerosi nuovi appartenenti (ex magazzini) che hanno mantenuto all’ultimo piano le gru utilizzate in passato per issare i carichi. I dock sono in generale molto piacevoli da vedere e anche pieni di ristornati e bar. Ecco dunque un breve riassunto dei posti da non perdere.porto di Londra

A pochi passi dalla Torre di Londra si trova il St Katharine Dock (foto in testa). Per fare spazio a lui e tonnellate di tè, gomma, lana, marmo, zucchero, sego e avorio che vi si stipavano, furono demoliti un ospedale, una chiesa medievale e più di mille case. La strada principale è Wapping High Street, che prosegue verso ovest. In passato godeva di pessima fama, essendo abitata da tutti i lavoratori del porto e ospitando l’execution dock, dove venivano giustiziati pirati, trafficanti e ammutinati prima di essere trasportati in corteo e il loro corpo esposto alla Torre di Londra.

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Come tutte le aree malfamate, Wapping non si è fatta mancare i suoi ubriaconi e i suoi scrittori, il più riconosciuto dei quali oggi è Dickens, che descrive i dock nel suo “Our Mutual Friend”. Molti pub e locali della zona lo ricordano, tra cui The Prospect of Whitby, con una bella terrazza sul fiume (penultime due foto), e poco distante il The Grapes, che offre uno dei migliori sunday roast di Londra. In fine, i Tobacco docks sono oggi un roof top bar con vista sulla City (foto precedente).

Matteo Anelli

Autore: Matteo Anelli

Matteo Anelli nasce a Pavia nel 1993. Gli studi da interprete lo portano in Germania, nel Palatinato, dove vive per quattro anni prima di giungere a Londra. La scrittura è una passione che lo accompagna fin da bambino.

Il porto di Londra: un gioiello dimenticato ultima modifica: 2018-10-29T09:00:16+00:00 da Matteo Anelli

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