ARTE

Il Marble Arch: Roma e Parigi si incontrano a Londra

Marble Arch

Come tutte le metropoli, anche Londra nasconde e conserva angoli di assoluta meraviglia. La sua storia e le sue radici passate hanno lasciato segni indelebili, che è possibile ammirare in ogni dove. Davvero non si finisce mai d’imparare, ma soprattutto… di scoprire. Messi da parte i libri di scuola, basta alimentare la nostra voglia di cultura semplicemente passeggiando per le più grandi capitali del mondo. Nel caso di Londra, la bellezza e lo sfarzo marmoreo dell’Impero Romano riecheggiano tuttora, ancor di più quando si parla del Marble Arch!

Il Marble Arch e la sua costruzione

Ebbene si: a Londra c’è sia un po’ d’Italia che un po’ di Francia. Perché? Beh, perché il fantastico Marble Arch, arco trionfale nella famosa Hyde Park, si rifà all’arco di Costantino e a quello di Trionfo. Nonostante le loro strutture appaiano simili però, i materiali sono differenti. Le sezioni principali del Marble Arch sono di marmo di Carrara, mentre le altre (quelle ornamentali) sono in breccia medicea. La storia di questo possente monumento inizia con auspici tutt’altro che positivi: la sua realizzazione venne affidata a John Flaxman, che morì prematuramente, prima che potesse terminarlo. A quel punto a capo dell’impresa titanica si trovò John Nash, con il prezioso aiuto di Sir Richard Westmacott, Edward Hodges Baily e J.C.F. Rossi.

Scorcio suggestivo dell'Hyde Park, luogo splendido che ospita il Marble Arch

Scorcio suggestivo dell’Hyde Park, luogo splendido che ospita il Marble Arch

Nel 1829 Sir Francis Chantrey, per volere di Giorgio IV, costruì una statua equestre del re da posizionare sulla sommità dell’arco. I lavori malauguratamente furono poco dopo interrotti. La morte del re spendaccione Giorgio IV scrisse la parola fine sulle continue spese superflue della corona. Infatti il suo erede, Guglielmo IV, riteneva troppo esosi i costi per la realizzazione del Marble Arch, perciò abbandonò il progetto. Solo nel 1832, sotto l’occhio vigile di Edward Blore, i lavori ripresero. Blore rese più fattibile il progetto di Nash, e ridusse le dimensioni dell’arco. La costruzione venne ultimata nel 1833, anno in cui il maestoso tripudio di marmo candido del Marble Arch vide finalmente la luce. La parte scultorea venne successivamente ricollocata: i pannelli di Nelson andarono a Buckingham Palace, mentre la statua di re Giorgio IV andò ad abbellire i plinti di Trafalgar Square.

Altro posto, altra vita!

Il povero Marble Arch non riuscì tuttavia a rimanere giovane e pimpante, a causa dello scorrere del tempo e…dell’inquinamento atmosferico. Quel meraviglioso bianco che una volta lo contraddistingueva, era diventato grigio per colpa del progresso. Simpaticamente (ma non troppo), sulla faccenda ironizzò lo Sharpe’s London Magazine, che descrisse il Marbel Arch come un monumento «scolorito dal fumo e dall’umido, e molto simile a un enorme ammasso di zucchero in una vetrina di una pasticceria». Insomma, sembrava non potesse andare peggio. Nel 1837 la regina Vittoria entrò di diritto a Buckingham Palace, residenza reale ufficiale, ma il luogo prescelto non poteva ospitare tutta la nobile famiglia britannica. Per questa ragione, si decise di costruire una nuova ala al posto del quadrilatero della cour d’honneur, dove in precedenza era collocato il Marble Arch.

Veduta frontale del Marble Arch

Veduta frontale del Marble Arch

Questo venne infatti letteralmente smontato, per poi essere ricostruito da Thomas Cubitt in veste d’ingresso dell’Hyde Park. Secondo la leggenda, il Marble Arch sarebbe stato spostato perché le sue arcate impedivano (a causa delle loro modeste dimensioni!) il passaggio delle carrozze da cerimonia della regina. Questo racconto, alimentato dal chiacchiericcio popolare, è frutto di mera fantasia. Nel 1951, infatti, le carrozze della regina Elisabetta potevano passare senza alcuna difficoltà. Tuttora questa passerella è ad uso esclusivo della cavalleria e della famiglia reale. Infine, l’arco ospita tre sale, che sono state usate fino al secolo scorso sia come stazione della polizia locale che di quella metropolitana. Il Marble Arch rappresenta un pezzo di storia, che ancora oggi affascina e regala visioni di un fulgido passato!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Il Marble Arch: Roma e Parigi si incontrano a Londra ultima modifica: 2018-10-18T09:00:50+00:00 da Marcella Calascibetta

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