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Intervista ad Angelo Bandiziol: Londra ti accoglie solo se tu accogli lei!

Intervista Angelo Baldiziol

Salve Angelo, ben trovato sulle pagine di ItLondra, Italiani a Londra! Presentati ai nostri lettori! Chi è Angelo?

Ciao Stefano, grazie mille per l’invito! Bella domanda… Classe ’81, cresciuto a pane, hard rock e computer.  I primi 22 anni della mia vita li ho passati a Latina. Dopodiché la mia famiglia si è trasferita a Birmingham e io ho deciso di seguirla. Il mio futuro universitario non era dei più rosei, quindi “male che va, imparo l’inglese” mi sono detto.

Quasi 15 anni dopo, eccomi qui tra Inghilterra, Slovacchia e Italia. Principalmente seguo la mia clinica di chirurgia plastica a Manchester dal punto di vista commerciale, a Košice ho aperto una compagnia di arrangiamenti floreali per eventi, mentre per il pubblico italiano curo un blog di marketing che aiuta imprenditori e liberi professionisti con le loro attività. Si chiama Espresso Triplo e ho deciso di aprirlo dopo la grande esperienza inglese.

Com’è stato il primo impatto con Londra / l’Inghilterra? Perché l’hai scelta? E che differenza c’è con il nostro Belpaese (clima a parte…)?

Scioccante! Passare dal vivere a pochi chilometri dal mare a poche miglia dai navigli inglesi fa venire il magone. Ricordo ancora il primo giorno: c’era un vento fortissimo, pioveva e faceva freddo. Proprio un bel ‘welcome’ mi sono preso! Come detto, in realtà è l’Inghilterra che ha scelto me. Sono venuto perché dopo il liceo, l’università proprio non mi attirava. Io volevo fare l’imprenditore, creare qualcosa di mio e non stare a contratto. Certo, non avevo ancora la più pallida idea da dove iniziare, ma a suo tempo avevo capito che in Italia non ce l’avrei mai fatta.

Le cose ancora andavano discretamente bene per il nostro Bel paese e la frase più ricorrente era: “Ma che ci vai a fare lì, si sta tanto bene in Italia!”. Ora la situazione è parecchio cambiata. Addirittura faccio consulenza a chi vuole trasferirsi in Inghilterra e specialmente a Manchester, città che conosco bene.

La prima differenza che salta agli occhi è l’atteggiamento inglese nei rapporti sociali. Hanno un’idea di amicizia completamente differente dalla nostra, più superficiale. Fino a quando condividi la vita giornaliera per lavoro, studio o qualsiasi altro interesse, tutto va bene. Se poco poco cambiano le cose, spariscono. Quasi non ti rivolgono più la parola.

Ma questo non succede con noi italiani o i foreigner. Anche tra di loro sono così.

Dall’altra parte, questo pragmatismo ha i suoi lati positivi: tutto funziona. Niente favoritismi ma solo meritocrazia a go-go! Altro che Italia.

È grazie al loro modo di fare che sono riuscito a comprarmi casa, ad aprirmi un’attività e ad arrivare dove sono oggi. Se fossi rimasto a Latina, tutte queste cose non le avrei mai pensate e sarei forse entrato nella categoria “bamboccioni”.

Cosa significa essere un professionista o un imprenditore in UK? Il “modello anglosassone” funziona davvero? Se dovessi estrapolare, alla luce della Tua esperienza, pregi e difetti del mondo lavorativo inglese… quali sarebbero?

Fare l’imprenditore in Inghilterra vuol dire aver a che fare con una inflessibilità pulita. Mi spiego…
In Inghilterra la maggior parte delle cose funziona. In 15 anni sarò andato alle poste una decina di volte, perché puoi fare tutto online da tempo. Anche stampare un banale francobollo.

Vuoi sapere qual è la previsione della tua pensione quando ti ritirerai? Fai un login sul sito governativo e ti fa vedere tutti i tuoi dati. Vuoi aprire una SRL? In 48 è aperta con poche Sterline. Paghi troppo di tasse? Dopo poche settimane ti arriva un assegno con il rimborso per aver calcolato male ciò che dovevi allo Stato.

È tutto a prova di idiota. Pulito. Semplice. Funziona.

Al contempo, questa inflessibilità pulita a noi italiani che siamo flessibili di natura, manda ai matti!

Un esempio concreto che successe a me in banca la prima volta? Eccoti servito…

“Salve vorrei aprire un conto in banca”

  • Prego, ha una bolletta che conferma il suo indirizzo?

“Sì, eccola”

  • Bene, ha il passaporto?

“No, ma ho la carta d’identità”

  • No, serve il passaporto

Che cosa? Ma è la stessa cosa! Mi faccia parlare con il suo superiore!”

Arriva il superiore.  Speri sia più flessibile.

Invece…

Salve, vedo che ha già fornito la bolletta. Può gentilmente farmi vedere il passaporto?”

A quel punto ti adegui e segui le regole.

Per chi poi vuole affacciarsi all’Inghilterra per trovare lavoro, il mio consiglio è di mandare dall’Italia qualche curriculum alle varie aziende, ristoranti ecc. e vedere se c’è disponibilità.

Oppure affidarsi a qualche “job agency” che troverà lavoro per tuo conto e potrebbe darti una mano anche per un’eventuale “accomodation”.

La Brexit rallenterà l’economia inglese o quella europea? Oppure ci stiamo preoccupando per “niente”?

Mah… Quello che posso dirti è che gli inglesi sono pragmatici. Soffriranno per qualche anno ma poi la loro economia risalirà. Il loro sistema sanitario e la maggior parte delle aziende si reggono grazie all’aiuto di persone venute a lavorare in UK da tutto il mondo.

Quella di inasprire le regole per chi viene in Inghilterra a cercare lavoro, è un’idea valida non per evitare gli emigranti ma per evitare che questi se ne approfittino dei benefit inglesi.

Gli anglosassoni non vogliono scansafatiche che stanno a casa senza lavorare ricevendo il contributo dallo Stato.

Chi lavora invece è ben accetto e lo vedono come un valore aggiunto.

Consigli a giovani imprenditori e professionisti in procinto di confrontarsi con la realtà inglese? Una sorta di bignami su cosa fare e cosa assolutamente non fare!

Non abbiate paura di iniziare a lavorare in Inghilterra, anche se doveste partire da lavapiatti. In UK tutti i lavori sono rispettati e rappresentano un trampolino di lancio per qualcosa di più grande.

Molti amici, semplici lavapiatti italiani, che non parlavano una parola di inglese ora sono manager di ristoranti, imprenditori. Se ce l’hanno fatta loro ce la possono fare tutti!

L’importante è non rimanere fermi, seduti sugli spalti a puntare il dito su chi invece è sceso in campo e ha deciso di rischiare. Troppo facile.

Se vai in Inghilterra e ci rimani ti senti dire: “Ah ce l’avessi avuta io la sua possibilità!”

Se vai in Inghilterra e torni: “Ah, lo sapevo io. Che ci vai a fare lì se poi torni a casa!”

Questa è una mentalità tipica italiana e la dobbiamo assolutamente cancellare perché da idioti! Non si va da nessuna parte in questo modo.

Riguardo le cose da non fare, direi sostanzialmente due:

  1. Non fate i furbi. Non state in Italia. Il sistema inglese la fa pagare molto cara. Dal rubare la mancia al non pagare le tasse, se scoperti, non vi saranno date seconde opportunità.

  2. Scordatevi dell’Italia. Stare in Inghilterra è una bella opportunità per crescere psicologicamente e lavorativamente. Tuttavia bisogna fare i conti con il tempo atmosferico. Sbraitare perché non c’è il sole, perché si sta male, ve la farà soltanto odiare. Cercate invece di apprezzare le cose che vi offre come: la possibilità di conoscere culture differenti, di avere una indipendenza economica e di uscire dalla categoria bamboccioni, magari creando una vostra attività. E, per ultimo, imparare a stirare (almeno che non vi portiate la mamma dietro)!

Grazie mille per la disponibilità e la professionalità dimostrata, Angelo!

Intervista ad Angelo Bandiziol: Londra ti accoglie solo se tu accogli lei! ultima modifica: 2018-03-09T12:33:43+00:00 da Stefano Labbia

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