Arte e cultura

Alfred Hitchcock e l’arte di fare cinema

Hitchcock

In tempi in cui la paura e lo sgomento rappresentano il motore primo di moltissime pellicole, c’è da domandarsi cosa si riesca realmente a suscitare nello spettatore. I famosi gialli (che la TV e il cinema tanto si affannano a proporre) tentano in tutti i modi di avvincerci, e di regalarci qualche sano brivido di terrore. Ebbene, esiste un uomo che del brivido ha fatto la sua ragione di vita, e che ancora oggi viene emulato da molti e venerato da altri: Sir Alfred Hitchcock, il maestro del brivido!

Hitchcock e il mondo del cinema: un amore difficile

Serio ma a suo modo irriverente, geniale e paffutello, Alfred Hitchcock viene annoverato tuttora tra i maggiori cineasti della storia del Cinema. Dal profilo iconico oltre che inconfondibile, Sir Hitchcock nasce in una uggiosa Londra nel lontano 1899. Sebbene la sua vita e la sua carriera cinematografica si dividano in periodo americano e periodo inglese, Hitckcock non dimenticherà mai la sua patria, e ne darà sfoggio anche nella realizzazione dei suoi lavori. Nel 1920 entra, dopo tante peripezie, a far parte del patinato mondo del cinema. Viene assunto nella sede londinese della Famous Players-Lasky-Studios, quella che sarà poi conosciuta col nome di Paramount. Lavora disegnando titoli e didascalie per i film muti, per poi provare maggiore interesse per altro: dal 1923 al 1925 si occupa di diverse mansioni per la Gainsborough Pictures, e lì muove i primi passi come assistente alla regia, oltre che come addetto al montaggio.

Hitchcock e Francois Truffaut immersi in una conversazione cinematografica

Hitchcock e Francois Truffaut immersi in una conversazione cinematografica

È proprio nel 1925 che il cineasta britannico ottiene il suo primo vero lavoro come regista: Michael Balcon gli affida la regia de Il labirinto delle passioni. Da quel momento Hitchcock inizia a viaggiare con la moglie Alma, e viene per la prima volta a contatto con le contraddizioni e gli ipocriti meccanismi del jet set. Ad ogni modo non si abbatte, e dirigerà tra il 1925 al 1929 la bellezza di nove film muti. Il pensionante è un tale successo che la British International Picture gli offre un contratto di 13.000 sterline l’anno. La sua inclinazione alle spy stories, oltretutto, diventa un trampolino di lancio per altri progetti, e per sperimentazioni personali.

Il periodo americano e la nascita del mito

Cercando di trasmettere il suo stile, non rinunciando però al gusto del pubblico, nasce l’uomo che sapeva troppo. Da lì seguiranno diversi successi, tali da destare l’attenzione preziosa delle case produttrici d’oltreoceano. Nascono pietre miliari come Rebecca – la prima moglie e Il sospetto, che però non consentiranno mai al regista di vincere l’agognata statuetta dorata. L’Inghilterra ospita anche un capolavoro come Paura in palcoscenico, dove il talento di Marlene Dietrich emerge nella sua forma più spietata.

Janet Leigh in una celeberrima inquadratura del film Psycho, con Anthony Perkins

Janet Leigh in una celeberrima inquadratura del film, con Anthony Perkins

Se però gli anni ’40 furono un fiasco al botteghino, gli anni ’50 segnano l’incontro con la bellissima Grace Kelly, sua musa ispiratrice. Successivamente prenderanno vita capolavori incontrastati: La donna che visse due volte, Intrigo internazionale, Psyco, Gli uccelli. Queste rappresentazioni della paura allo stato puro si esprimono attraverso inquadrature e montaggi che sembrano essere frutto della perfezione. I dettagli, i piccoli e apparentemente insignificanti dettagli che Hitchcock dissemina, rendono ogni film unico nel suo genere.

Hitchcock, profondo conoscitore dell’animo umano…

Nel cinema di Alfred Hitchcock visioni oniriche ed agghiaccianti rappresentano il preludio della furia omicida, della tensione, del famigerato brivido lungo la schiena. Basti pensare all’espressione inquieta di Janet Leigh in Psyco. La donna percorre in auto una strada semi deserta nel cuore di una notte piovosa, quando intravede la scritta Bates Motel. Cosa le accadrà? Già si pregusta una storia dai toni macabri, che non promette nulla di positivo. Suspense, psicoanalisi, paura e spaccato della vita moderna: questa la ricetta aurea per una pellicola hitchcockiana di successo, capita e apprezzata purtroppo solo anni dopo.

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Alfred Hitchcock e l’arte di fare cinema ultima modifica: 2018-12-10T09:00:20+01:00 da Marcella Calascibetta

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