Arte e cultura

Birra? No, una cervogia grazie! La tradizione in un boccale dorato

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La prima volta che a Londra, da sola, mi sono diretta ad un bancone del pub e ho chiesto con disinvoltura «una birra grazie…», il tizio al banco mi ha guardato con aria mista tra commiserazione e tenerezza. Poi, con fare deciso, mi ha spillato tre assaggi. Si è appoggiato al bancone ed ha aspettato che scegliessi: mi aveva, in pratica, adottato.
La birra, in Inghilterra, si ordina in Pint e Half pint. Una pinta di birra corrisponde a mezzo litro, e anche se siete seduti al tavolo e vi serve il cameriere, va sempre presa e pagata al banco.

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La birra tradizionale inglese è la Ale

La birra tradizionale inglese è la Ale, consumata nei Pub tra tavoli scuri e un’atmosfera quasi religiosa. Gli inglesi trovano pace ai loro pensieri meditabondi scegliendo tra migliaia di Ale: ne esistono oltre 2000 tipi diversi. Il modo migliore di degustare questa delizia è farsi accompagnare in un tour guidato da un Pub Walk, cioè un esperto del settore, magari riservando qualche tappa anche ai Pub indipendenti, cioè non legati ad una marca in particolare, così avrete la possibilità di assaggiare birre artigianali di livello. Vi consiglio una lettura specializzata prima di provarle tutte, come se andaste in un museo: sarete più preparati alla degustazione e vi appassionerete ai vari stili di birra.
Ingredienti, procedimenti, aromi e miscele dei mastri birrai istruiranno il vostro palato ad un mondo a cui noi italiani eravamo poco avvezzi ma… stiamo guadagnando terreno! I microbirrifici artigianali stanno diventando di gran tendenza anche in Italia. Nota romantica: la Mild Ale, scura e un po’ dolce, popolarissima nell’ottocento oggi è quasi scomparsa. Un vero peccato.

La birra? Roba da donne!

La regina assira Semiramide, dalla bellezza leggendaria, ci faceva il bagno per ammorbidire la pelle. Per le antiche romane era la bevanda prediletta: si riteneva avesse le capacità di migliorare l’allattamento, e quindi era considerata dagli uomini una bevanda femminile.

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Un gruppo di amiche al pub

Agli uomini era riservato il vino, che poi vino non era. Si trattava piuttosto di un fermentato così amaro che dovevano aggiungervi miele e spezie. Il risultato era il “Mulsum“, proibito alle donne, ma per loro non era certo un sacrificio rinunciarvi. Con il passare dei secoli, Roma diventa sempre più cosmopolita e culturalmente aperta e anche gli uomini iniziano ad apprezzare la bevanda.
Giulio Agricola, militare e governatore della Britannia, rientrato definitivamente a Roma nel 85 d.C., porta con sé 3 mastri birrai da Glevum, la moderna Gloucester. Il primo microbirrificio della storia fu aperto, e così anche gli antichi romani furono contagiati.

La birra tra monasteri e abbazie

Molti credono che il medioevo sia stata un’epoca oscura e povera, invece non fu così. Si tratta di un’era incredibilmente ricca di cambiamenti, difficile e di transizione certo, ma non così buia come si è creduto finora.

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I monaci nel medio evo  introducono il luppolo

I monasteri e le abbazie erano dei feudi indipendenti. I monaci avevano possedimenti agricoli, finanze e professioni: tutti ruotavano intorno all’Abate. I frutti della terra erano abbondanti, e vino e cerali non mancavano. Tutto, infatti, veniva prodotto per il consumo interno e quindi anche la Cervogia, ossia l’antenata della birra. Si, noi finora l’abbiamo chiamata birra, ma all’epoca non era ancora la bevanda che apprezziamo oggi. La ricetta perfetta la individuano i monaci, a quanto pare, introducendo il luppolo. E fu la svolta.
Molti popoli avevano sperimentato varie miscele di cereali, ma a vederla oggi chi sponsorizzò la “ricerca” furono i monasteri benedettini (che non pensavano solo al vino e alla birra, a loro dobbiamo molti albori della scienza compreso quello della moderna farmacia e fitoterapia). Ne seguirono quindi regolamentazioni e definitivi standard qualitativi, con un editto del 1516 di Guglielmo IV di Bavaria.

Rinasce la più antica birra d’Abbazia prodotta in europa

Le birre prodotte dai monaci sono un settore a parte. Il loro scopo infatti non è il profitto, ma il sostentamento del monastero (per esempio anche le suore anticamente la producevano per sostentare malati e pellegrini negli ospedali). Un valore etico aggiunto. La birra d’abbazia ha cultori pregiati e oggi è un brand a tutti gli effetti (qui ne trovate alcune tra le pregiate).

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La Birra d’Abbazia oggi è un brand

Inoltre c’è la notizia del ritorno alle origini dell’Abbazia di Montecassino. In collaborazione con il marchio italiano Peroni, è partito infatti un progetto per far rinascere la più antica birra d’abbazia d’Europa. Un progetto, come riporta un articolo del Sole 24 ore, atto a rivalutare tutto il pregio di un territorio. Infine per tutti i beer lovers, dulcis in fundo, un accenno a quella che è la tradizione delle birre trappiste, un’eccellenza nelle eccellenze. Qui trovate un piccolo vademecum.
Il boccale dorato, partendo dalla cervogia di Asterix ed Obelix, i più famosi galli della storia, ne ha fatta di strada, perché vino e champagne si bevono per occasioni speciali, ma la birra è un rito per cui non serve nessuna occasione: ci accompagna semplicemente nella quotidiana gioia di vivere.

Dedicato a tutti i beer Lovers

Mara Austen Diamanti

Autore: Mara Austen Diamanti

Mara, la bellezza è il mio lavoro. “Gocce di Rossetto” è il mio blog personale, sono di Terni, la città di San Valentino, il patrono degli innamorati, è un po’ come Verona ma meno famosa. Sono nata per viaggiare e scoprire. Amo la bellezza in ogni dove, le lettere maiuscole perché indicano sempre un nuovo inizio, adoro scrivere, leggere e osservare. Non convenzionale. Italiana, vivo a Londra.

Birra? No, una cervogia grazie! La tradizione in un boccale dorato ultima modifica: 2018-09-12T09:35:30+00:00 da Mara Austen Diamanti

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