INTERVISTE ITALIANI A LONDRA

Intervista a Stefania: Londra è puro entusiasmo ma richiede impegno!

Stefania

Ben trovata sulle pagine di ItLondra, Stefania! Presentati ai nostri lettori e parlaci un po’ di te!

Ciao lettori, sono Stefania, ho 27 anni e vivo a Londra da quasi 5 mesi. Sono nata e cresciuta a Milano, dove ho frequentato il liceo scientifico e poi l’università, facoltà di economia. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare per una società di consulenza e, dopo due anni, ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura. Ho preso contatto con l’azienda per cui lavoro attualmente tramite Linkedin, ho fatto un primo colloquio telefonico, sono venuta poi qui per un’intervista face-to-face e il giorno stesso mi hanno fatto l’offerta.

Le motivazioni che mi hanno spinto a trasferirmi sono state, principalmente, la volontà di fare un’esperienza all’estero, visto che mi mancava, e la voglia di mettermi alla prova, oltre al desiderio di migliorare la lingua. Da questo punto di vista mi considero abbastanza fortunata, visto che, a differenza di molti altri giovani espatriati, io non ho lasciato l’Italia per esigenza di trovare lavoro, ma per pura volontà di sperimentare un ambiente completamente nuovo e di uscire dalla mia Comfort Zone.

Sostanzialmente quali credi che siano le differenze tra Italia e Inghilterra? Mi riferisco al modo di vivere, all’approccio ai problemi della vita e non solo all’ambito lavorativo…

La mia esperienza a Londra è ancora relativamente breve, ma posso già  riscontrare alcune differenze.

Una cosa che si nota fin da subito è quanto qui le persone siano tutte “diverse” tra loro, sia in termini di cultura e di etnia (si sa, Londra e’ una delle città più multiculturali del mondo), sia in termini di stile personale. E’ una cosa che ho notato in particolar modo quando sono tornata in Italia per le vacanze di Natale. Le persone mi sembravano tutte fatte con lo stampino, vestite tutte in modo simile, in un modo che noi italiani definiremmo “normale”, mentre Londra è piena di persone definibili, secondo i nostri canoni, “stravaganti”.

In realtà non sono stravaganti, penso faccia parte del loro modo di esprimere se stesse. E questo è bello. Certamente, al lavoro (soprattutto in azienda) bisogna mantenere un certo dress code e bisogna rispettare alcuni standard, ma questo penso succeda ovunque…

Un’altra cosa che ho notato è l’importanza che gli inglesi attribuiscono alla sfera privata. Qui lavoro per una piccola società di consulenza di cui la quasi totalità dei dipendenti è inglese, e ho riscontrato in loro più riluttanza nel mischiare la vita privata con quella professionale rispetto a quanto accadeva con i miei colleghi italiani. Ad esempio, almeno fino ad ora, non sono mai stata contattata per questioni lavorative al di fuori dell’orario di lavoro e non mi sono mai state fatte domande personali che in Italia invece potrebbero costituire un normale argomento di discussione. Anche perchè sul lavoro i momenti dedicati alla socializzazione sono ridotti: di solito si pranza al proprio desk, e non esistono vere e proprie “pause caffe’”.

Certo, ogni tanto si organizza qualche serata al pub dopo l’orario di lavoro (da notare, si beve e basta, purtroppo nei pub inglesi non esiste il nostro concetto di “aperitivo”), ma anche in queste occasioni non si valica quasi mai il confine della sfera personale.

Nel modo di vivere ho riscontrato differenze in particolare riguardo agli orari (qui e’ tutto anticipato: si arriva al lavoro tra le 8 e le 9, si mangia a mezzogiorno, si esce tra le 17 e le 18, si cena alle 19) e al “driver” della vita sociale. Mi spiego meglio, magari è solo una mia impressione, ma penso che per gli Italiani un momento di socialità non possa prescindere dall’avere a che fare col cibo: in qualsiasi evento, dall’uscita con gli amici alla serata coi colleghi, sono presenti stuzzichini, panini, qualcosa da mettere sotto i denti insomma… Qui invece la cosa importante è che ci sia da bere. Sembra poca cosa, ma vi assicuro che per me è stato (ed e’ ancora) uno shock.

Per quanto riguarda, più nello specifico, l’approccio degli inglesi ai problemi della vita, devo ancora capirlo…

Stefania

Brexit: dobbiamo temerla o no? Qual’è la tua opinione in merito?!

No, io non la temo. Secondo me con la Brexit le cose non cambieranno poi molto, ma anche in caso dovessero cambiare, affronterò i cambiamenti che ne conseguiranno. L’Inghilterra, e Londra in particolare, è piena di non inglesi, e sono convinta che cercheranno di fare in modo che la vita non diventi troppo difficile per tutta questa forza lavoro che, diciamolo, contribuisce fortemente all’economia locale… e poi, comunque dovesse andare, il modo per restare si troverà, se davvero si vuole.

Che consiglio daresti ad un giovane che vuole venire a vivere in Inghilterra? Cosa si deve aspettare?

Innanzitutto preparatevi: Londra è cara! Una stanza singola, in una zona non troppo lontano dal centro, costa, almeno, 400 pounds al mese (ovvero 456,375 euro al cambio corrente!) e anche i trasporti costano molto (ad esempio, un abbonamento settimanale solo per le Zone 1 e 2 costa sui 34 pounds, quindi piu’ di 120 pounds al mese!). E’ quindi indispensabile venire a Londra con qualche risparmio, per riuscire a trovare un alloggio decente e per avere il tempo di trovare lavoro.

In secondo luogo, mi sento di consigliarvi di cercare lavoro nella ristorazione solo se avete una preparazione in merito o se volete iniziare davvero un percorso professionale in questo ambito. Ho notato che quasi tutti i giovani (anche neolaureati) che vogliono venire a Londra cercano lavori come lavapiatti, kitchen porter, cameriere,… nella speranza che questo possa aprir loro le porte del mondo del lavoro, oltre che nella speranza di migliorare il loro inglese.

Molto spesso pero’ si ritrovano a lavorare in ristoranti italiani (in cui l’inglese non si parla proprio, quindi difficile impararlo…) al minimum wage, costretti a vivere in stanze minuscole in case fatiscenti (non esagero, gli inglesi hanno una concezione tutta loro di “casa”) e, oltretutto, non sviluppano nuove competenze, se non quelle strettamente legate alla ristorazione, appunto. Se si vuole lavorare in questo campo ha senso, qui se si lavora sodo si può veramente fare carriera, ma se le ambizioni sono altre, secondo me non ne vale la pena, anche perchè qui la competizione è altissima.

Meglio, piuttosto, cercare di sviluppare le proprie passioni e le proprie competenze in Italia, o in un altro posto, mettersi da parte qualche soldo, e poi partire per Londra possedendo già una certa esperienza, in modo da essere più appetibili sul mondo del lavoro e poter cercare un’occupazione nel proprio ambito. Questo almeno è il mio pensiero, e per me ha funzionato.

Indispensabile è poi stare attenti alle truffe, purtroppo molto comuni, soprattutto (è brutto dirlo) a quelle perpetrate da italiani ad altri italiani. Ad esempio, quando cercate un alloggio, non mandate mai i soldi a nessuno prima di aver visto di persona la casa e di aver firmato il contratto d’affitto. Per quanto riguarda il lavoro, non affidatevi a chi vi promette aiuto nella ricerca di un’occupazione (qui chiedere denaro per aiutarvi a trovare lavoro è illegale!) e non accettate di lavorare in nero, perchè potreste passare guai anche voi, in caso veniste scoperti, non solo il datore di lavoro.

Altro consiglio: venite qui col passaporto. La carta d’identità è ancora un documento valido per poter entrare nel Paese, pero’ non viene vista bene, in quanto (a detta degli inglesi) risulta facilmente falsificabile. Per aprire un conto in banca, ad esempio, avere la sola carta d’identità risulta alquanto problematico.

Last but not least: preparatevi alle figuracce! Pur essendo partita da un livello di inglese abbastanza buono (ho svolto il corso di laurea magistrale totalmente in inglese) ho fatto tante di quelle figuracce da non ricordarle nemmeno tutte, dovute soprattutto alla difficoltà di comprensione nelle conversazioni. Non aspettatevi che le persone qui parlino alla velocità dei vostri insegnanti di inglese di scuola…

Dove (e come!) ti vedi tra dieci anni?

Ahhh domandona! Non lo so, sono sincera, non lo so… Non ho le idee molto chiare su cio’ che desidero fare, se resterò qui così a lungo o se mi sposterò in qualche altro posto, o se magari tornerò in Italia… Chissà, magari tra 10 anni starò facendo un’intervista sugli espatriati italiani in Tibet o in Australia!

Grazie per la disponibilità!

Grazie a te, e Good Luck a tutti quelli che vorranno cimentarsi in questa sfida!

Stefano Labbia

Autore: Stefano Labbia

Stefano Labbia è autore, poeta, sceneggiatore. In libreria con “I Giardini Incantati” (Talos Edizioni), “Piccole Vite Infelici” (Elison Publishing) e “Bingo Bongo e altre storie” (Il Faggio Edizioni). Prossimamente: “Killer Loop’S (graphic novel – LFA Publisher) e “Vivo!” (PubMe – Collana Il Piacere di Scrivere).

Intervista a Stefania: Londra è puro entusiasmo ma richiede impegno! ultima modifica: 2018-05-22T10:16:52+00:00 da Stefano Labbia

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